Sigarette elettroniche presto vietate nei locali pubblici?

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È un duro colpo, quello inflitto dal pm di Torino Raffaele Guariniello, ai danni dell’immagine delle sigarette elettroniche, considerate un “toccasana” per tutti coloro che desiderano di smettere di fumare, e ricercano in tali dispositivi una utile via d’uscita ai loro problemi di dipendenza. Il pm ha infatti domandato al ministero della Salute di introdurre una restrizione che vieti l’utilizzo delle sigarette elettroniche nei locali pubblici.

Alla luce delle ultime scoperte e delle indagini tuttora in corso” – argomenta il pm di Torino – “la norma sul divieto di fumo in bar e ristoranti dovrebbe essere estesa anche a questi apparecchi”. In merito, ricordiamo come Guariniello abbia avviato un’inchiesta con ipotesi di reato di violazione del commercio, nei confronti del titolare di una ditta di importazione di ricariche di sigarette elettroniche.

In termini meno sintetici, secondo le opinioni del pm, i nuovi dispositivi non riporterebbero sulla confezione i rischi eventuali per la salute dei fumatori, visto e considerato che – secondo quanto scrive l’Istituto superiore di sanità in un suo parere – non è escluso che anche le sigarette elettroniche siano nocive per la salute.

L’Istituto ha in proposito classificato i fumatori in tre fasce (moderati, con cinque utilizzi di sigarette al giorno, di 15 aspirazioni ciascuno), medi (10 utilizzi) e forti (20 utilizzi), affermando che in ogni caso i livelli di assunzione giornaliera di nicotina risulterebbero superiori al limite di 0,0008 mg/kg fissato dall’Efsa, l’autorità europea per la sicurezza alimentare.

L’Istituto ha scritto infatti che “le sigarette elettroniche con nicotina presentano potenziali livelli di assunzione della sostanza per i quali non è possibile escludere rischi per la salute, in particolare per i giovani. Si ritiene che tali effetti dannosi vadano comunicati ai consumatori con apposita dicitura sulle confezioni”. Di qui l’accusa del pm di Torino, che ritiene che la mancata comunicazione di tali potenziali danni sulla confezione delle sigarette elettroniche possa configurare il reato di violazione del codice del commercio, come ipotizzata dal magistrato.

Non mancano, ad ogni modo, le facili polemiche su quanto sta accadendo intorno alle sigarette elettroniche, “accusate” di sottrarre “utenza” al monopolio di Stato e, pertanto, sottrarre altresì degli utili introiti. Ma sarà veramente questa la causa scatenante degli ostacoli alla diffusione delle sigarette elettroniche?

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