Risonanza magnetica aperta: tutto quello che c’è da sapere!

risonanza magnetica

La risonanza magnetica aperta è una nuova tecnica di risonanza in grado di conferire degli evidenti vantaggi al suo fruitore. Prima di comprendere cosa sia, quali siano le sue caratteristiche e i benefit correlati, cerchiamo di compiere un breve passo indietro a comprendere, più in generale, quali siano gli elementi di riferimento della risonanza magnetica.

Cosa è la risonanza magnetica

La risonanza magnetica è una tecnica di diagnostica “per immagini”, utilizzata da circa 30 anni, e molto utile per poter indagare con precisione e specificità sulle malattie legate all’encefalo e al midollo spinale. Successivamente, la sua applicazione è stata estesa anche a diverse parti del corpo, e a numerose patologie.

Come noto, la risonanza magnetica riesce ad acquisire immagini tridimensionali ad altissimo contrasto, consentendo pertanto di poter ottenere delle informazioni straordinarie sulle strutture anatomiche e le eventuali patologie di potenziale interesse. Un passo in avanti molto importante, rispetto alla TAC, dalla quale si distingue anche per altre caratteristiche: su tutte, il fatto che la risonanza magnetica non è invasiva (non si avvale di radiazioni, e anche in caso di utilizzo di una sostanza di contrasto, vi sono dei poteri allergizzanti estremamente più bassi di quelli della TAC).

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Tuttavia, c’è un grande malus che oggi può essere superato con la risonanza magnetica aperta: il fatto che il paziente deve sottoporsi all’esame (che dura circa 30 minuti) completamente immobilizzato, e di fatti rinchiuso all’interno di un’apparecchiatura molto grande e meccanica, che potrebbe creare qualche problema di adattamento ai soggetti più claustrofobici.

Cosa è la risonanza magnetica aperta

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Introdotto quanto precede, ne consegue una maggiore facilità nello spiegare cosa sia la risonanza magnetica aperta, una tecnica radiologia appartenente al comparto delle risonanze magnetiche, e basata su un campo magnetico non chiuso (a tunnel, come le tradizionali risonanze) bensì aperto. In questo modo è possibile ridurre gli stati di paura e di ansia, consentendo inoltre l’assistenza diretta di un accompagnatore nell’ipotesi in cui sia necessario. Risulta pertanto molto più semplice effettuare la risonanza magnetica in alcune particolari categorie di pazienti piuttosto a disagio con l’uso della risonanza tradizionale, come ad esempio gli anziani, i bambini, le persone in sovrappeso, le persone claustrofobiche.

Per cosa viene usata la risonanza magnetica aperta

La risonanza magnetica aperta viene utilizzata in quasi tutti i campi già interessati dalla tradizionale risonanza magnetica: in ambito neurologico, neurochirurgico, traumatologico, oncologico, ortopedico, cardiologico, gastroenterologico. È inoltre spesso preferita alla TAC nelle patologie che interessano muscoli e scheletro, e in quelle neurologiche e nel midollo spinale. In altre ipotesi, invece, la risonanza magnetica è considerata complementare, e non sostitutiva, della TAC.

Chi non può sottoporsi alla risonanza magnetica

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Non vi sono particolari controindicazioni nella fruizione della risonanza magnetica. È tuttavia ben noto che coloro i quali sono portatori di pacemaker e di clips vascolari cerebrali, dovrebbero evitare di sottoporsi a tale tecnica. Lo stesso dicasi per i portatori di dispositivi ad attivazione magnetica (come elettrodi o neurostimolatori), o ancora i portatori di protesi ferromagnetiche. Qualora abbiate il dubbio sulla presenza nel corpo di eventuali parti metalliche (dai punti di sutura alle clip, passando per protesi più o meno diffuse) è quindi bene cercare di informare il personale medico e paramedico, che effettuerà una serie di radiogrammi preliminari che possano verificare l’effettiva presenza di tali elementi. Ricordiamo infine che l’esame in sé non è né doloroso né pericoloso.

Dagli anni ’40 ad oggi: la lunga evoluzione della risonanza magnetica

Pur di recente introduzione, la risonanza magnetica aperta è “figlia” di una lunga evoluzione storica che parte dagli anni ’40 dello scorso secolo, quando due fisici (Felix Bloch e Edward Purcell), riuscirono a scoprire il meccanismo alla base dell’analisi della chimica molecolare attraverso risonanza. Alla fine dello stesso decennio l’utilizzo della risonanza magnetica nucleare fu brevettata da una società statunitense, che scelse di farne una delle principali leve per le misurazioni nel campo magnetico terrestre.

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Per arrivare a un concreto utilizzo della risonanza in campo medico occorrerà tuttavia attendere i primi anni ’70 e le intuizioni di Raymon Vahan Damadian, che per primo comprese che i tumori e i tessuti sani reagivano diversamente alle analisi effettuate tramite risonanza: di qui, l’intuizione di poter utilizzare tale metodologia per scoprire e diagnostica il cancro. Una intuizione che rimase tale, considerando gli innumerevoli ostacoli tecnologici che all’epoca Damadian dovette incontrare. Da quel momento in poi, tuttavia, l’amo fu lanciato nel lago della scienza, e si avviarono numerosi percorsi in grado di condurre al meritevole risultato odierno.

Mal di schiena e risonanza magnetica

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Tra le varie applicazioni della risonanza magnetica c’è sicuramente quella della “cura” del mal di schiena o, meglio, dell’individuazione di eventuali sospette alterazioni della colonna vertebrale e, in maniera ancora più discreta, dello stato di salute dei dischi intervertebrali. Ne deriva che la risonanza magnetica può essere un utile alleato di tutti quei pazienti che soffrono di periodico mal di schiena: coloro che invece soffrono di un mal di schiena nelle prime fasi di “evidenza”, generalmente non vengono indirizzati nei confronti della risonanza magnetica. I casi di lombalgia generalmente regrediscono spontaneamente entro un mese, e sarebbe pertanto inutile sottoporsi a simili testi.

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In ogni caso, la risonanza magnetica può essere fondamentale per cercare di individuare uno dei più fastidiosi “malanni” alla colonna vertebrale, la c.d. “ernia del disco”. Si tratta di una fuoriuscita di materiale che può infiammare le radici nervose adiacenti, causando la sciatica o la cruralgia. Attraverso la risonanza magnetica si potrà pertanto scoprire se si è affetti dalla presenza di un’erniazione a livello di disco intervertebrale ma… si potrà fare ben poco a livello di cure, visto e considerato che una volta lesionato il disco non può più rigenerarsi e acquisire la forma perduta. Non rimane che pazientare (in circa un terzo dei soggetti il dolore scompare spontaneamente) o applicare uno specifico programma di attività fisica finalizzato a ridurre il peso corporeo e correggere eventuali difetti posturali.

Per ogni maggiore informazione, vi consigliamo di consultare il vostro medico curate, e parlare apertamente di eventuali fastidi in tema.

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