Protesi PIP: rimozione gratuita delle protesi dannose

Questa è la linea dura seguita dal Consiglio di Stato nei confronti del Ministero della Salute nei riguardi delle protesi prodotte dall’azienda francese Poly Impiant Prothese.

La diatriba nasce nel momento in cui il Ministero della Salute, assodata la nocività delle protesi in questione, riconosce il diritto all’espianto a titolo gratuito soltanto ad alcune delle 4.500 donne che si erano sottoposte ad un intervento di mastoplastica additiva con il conseguente impianto delle suddette protesi. In particolar modo, il Ministero della Salute, mediante emanazione di apposito provvedimento, disponeva il riconoscimento del diritto all’espianto, soltanto ai casi in cui vi era un oggettivo pericolo di rottura delle protesi, escludendo le restanti ipotesi in cui la richiesta di rimozione era dettata da mere ragioni di paura. Avverso tale decisione, si era mosso il Codacons che aveva prontamente proposto ricorso presso il Tar del Lazio. Quest’ultimo il 30 aprile aveva emanato un’ordinanza con cui intimava al Ministero della Salute di riformulare entro 20 giorni il suddetto provvedimento, contemplando all’interno della rosa di donne aventi diritto all’espianto, anche quelle non supportate da certificazione medica attestante la necessità immediata di rimozione delle protesi, magari inserendole in coda alle liste d’attesa dando ovviamente precedenza ai casi più urgenti.

Il 1 settembre 2012 quindi, il Consiglio di Stato non ha fatto altro che confermare la decisione del Tar, dando così anche alle donne senza comprovati motivi di urgenza, la possibilità di far valere i propri diritti e timori, ottenendo la rimozione e sostituzione delle protesi potenzialmente dannose a titolo gratuito.

Il Consiglio di Stato ha quindi posto l’accento sull’insussistenza di ragionevoli motivi per cambiare le disposizioni previste dal Tar rafforzando così l’invito al Ministero del Lavoro di accogliere tutte le domande di sostituzione delle protesi.

 

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