Parassita mangia-cervello: straordinario caso di guarigione

parassita

Si chiama Naegleria Fowleri ed è un parassita degno dei migliori film horror: l’elemento è infatti in grado di introdursi nel cervello passando per le narici, e divorare gradualmente la materia grigia. La patologia che viene a formarsi, denominata “meningoencefalite amebica primaria”, porta alla morte.

Ebbene, qualche settimana fa, al Centro di prevenzione e controllo delle malattie di Little Rock, nell’Arkansas, è stata confermata la diagnosi di tale patologia ai danni di una piccola bambina che si era immersa nelle acque del Willow Spings Water Park, realizzando il secondo caso scientifico della zona nel corso degli ultimi quattro anni.

Il parassita vive nelle acque che non sono contraddistinte da livelli qualitativi particolarmente elevati, e viene introdotto all’interno del nostro organismo durante le immersioni o le attività di nuoto: fortunatamente, il naegleria non può essere trasmesso da uomo a uomo, rivelandosi tuttavia particolarmente nocivo per il paziente che ne risulta essere infettato.

L’evidenza del caso clinico ha suscitato nelle autorità la necessità di chiudere immediatamente lo spazio balneare ed effettuare le opportune verifiche sull’acqua, pur nell’evidenza che la malattia è estremamente rara, e che in tutti gli specchi d’acqua si possono comunque assumere delle semplici precauzioni per ridurre ulteriormente il rischio di infezione (in sintesi, evitare di inspirare acqua attraverso l’utilizzo di tappi per il naso).

I primi sintomi della malattia si sono verificati a partire da 7 giorni dall’infezione: febbre, mal di testa, nausa e vomito rappresentano i sintomi iniziali, seguiti da perdita di bilanciamento edi equilibrio, perdita di peso, allucinazioni, confusioni. La malattia è rapidamente degenerativa.

Fin qui, il lato negativo della vicenda. L’aspetto “positivo” – il virgolettato è comunque d’obbligo – è che i medici dell’Arkansas sono riusciti a salvare la piccola paziente con dei farmaci sperimentali: le sostanze assunte dalla giovane l’hanno dapprima condotta in uno stato di coma pilotato e, successivamente, hanno permesso un’operazione chirurgica di asportazione del parassita dalla propria materia cerebrale, in parte già divorata.

A questo punto nello staff medico non può che prevalere la massima prudenza: i danni al cervello sono evidenti e non sono riparabili (è impossibile recuperare la parte di materia grigia danneggiata). Solamente il tempo potrà rassicurare sulle condizioni di salute della piccola.

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