L’importanza del kefir e dei fermenti lattici vivi

Se ci si domanda cosa sia il kefir e come prepararlo, allora bisogna prima di tutto fare chiarezza su cosa siano i fermenti lattici vivi. Infatti, fin da quando si è bambini, si è sempre sentito parlare dell’importanza dei fermenti lattici vivi, definiti anche probiotici. In poche parole, questi sono dei microorganismi che apportano notevoli benefici a livello intestinale: ovvero, nel momento in cui si hanno disturbi nel tratto intestinale, questi fermenti hanno il compito di ristabilire l’equilibrio tra i batteri buoni (anche detti “eubiotici”) e i batteri deleteri presenti nel tratto intestinale. Ciò fa sì che venga ripristinata la flora batterica, al fine di riavere una corretta funzionalità dell’intestino.

A questo proposito, vi sono sul mercato molti prodotti che contengono al loro interno i fermenti lattici vivi e, tra questi, vi è il kefir. Questa parola deriva dal turco “keif”, che significa “benessere” e “stato di benessere”. Il kefir è una bevanda rinfrescante, ricca di benefici, che si ottiene dalla fermentazione del latte e che viene considerata uno dei più potenti ed efficaci cibi probiotici disponibili, dal momento che presenta lieviti, batteri e diverse specie di lattobacilli. Inoltre, il Kefir contiene calcio, magnesio, aminoacidi, fosforo, e diverse vitamine, come la vitamina K2 e B12 ed è un’ottima risorsa di biotina.

Nel nostro Paese, il kefir è diventata una bevanda ricercata grazie alla sua capacità di ripristinare la flora batterica e anche grazie alla sua alta digeribilità da parte delle persone che sono intolleranti al lattosio (dal momento che non ne contiene). Infatti, i fermenti in essa contenuti resistono all’azione dei succhi gastrici e riescono ad arrivare vivi fino all’intestino, dove aiutano a digerire le diverse sostanze nutritive.

Una cosa molto importante da sapere riguardo al kefir è che questa bevanda non si acquista come prodotto finito, ma la si prepara in casa a partire dagli stessi granuli di kefir, ovvero a partire dalla colonia batterica che serve per fermentare il latte. Tali granuli si possono acquistare facilmente online, in farmacia o in alcuni tipi di negozi biologici ben forniti e, al momento dell’acquisto, questi saranno simili a cristalli gelatinosi di colore bianco o giallo, che contengono al loro interno un insieme di batteri e lieviti mischiati alla caseina e ospitati da un polisaccaride.

A questo punto, sorge la domanda: come si prepara il kefir fatto in casa? Per far ciò, è necessario avere:

  • 50 g di granuli di kefir di latte;
  • un contenitore in vetro per la fermentazione;
  • 500 ml di latte fresco (che può essere vaccino, intero, scremato, parzialmente scremato,di mucca o di capra);
  • un colino;
  • un cucchiaio;
  • un contenitore ermetico in cui riporre il kefir una volta pronto.

Per prima cosa, versate il latte nel contenitore per la fermentazione e ricordate sempre di non riempirlo fino al bordo dal momento che, con la fermentazione, il latte aumenta di volume e questo lo farebbe travasare. Poi, versate i granuli solo quando il latte sarà a temperatura ambiente e, dopodiché, coprite il contenitore con uno strofinaccio da cucina. Una cosa importantissima è di non chiudere il contenitore ermeticamente perché il Kefir è composto da batteri vivi che devono respirare. Una volta completati questi passaggi, lasciate riposare il tutto in un luogo lontano dalla luce e ricordatevi di mescolare spesso.

In estate dovrete aspettare circa 24 ore per avere il kefir fermentato a sufficienza, mentre in inverno occorreranno circa 48 ore. Sappiate che, se lasciate fermentare il Kefir per più di 48 ore, questo diventerà troppo acido, pur rimanendo commestibile. Passato questo tempo, sarà sufficiente separare il siero dal caglio e versare molto lentamente il contenuto del vasetto in un colino piuttosto capiente. Il siero scenderà subito, mentre il caglio, più solido, resterà compatto. Una volta eliminato il siero, fate scendere il kefir con l’aiuto di un cucchiaio e continuate a mescolare finché non resteranno solo i granuli.

A questo punto, riponete il kefir pronto in frigorifero all’interno di un contenitore ermetico e potrete conservarlo per circa una settimana, tanto che il risultato sarà molto simile allo yogurt bianco, ma risulterà leggermente meno acido. Tra l’altro, con il passare degli anni, sono state create diverse varianti di questa bevanda come, ad esempio, il kefir all’acqua (che viene ricavato dalla fermentazione dall’acqua zuccherata), oppure il kefir di latte vegetale (ricavato dal latte di soia, di riso o di cocco).

Il kefir, inoltre, non ha particolari controindicazioni, ma, come per tutte le cose, se si consuma in maniera eccessiva, allora può provocare nausea, gonfiore intestinale e meteorismo. Quindi, soprattutto se non si ha mai assunto questa bevanda prima, è bene e consigliabile consumare il kefir in piccole dosi, fino ad arrivare ad un massimo di due tazze al giorno. Un altro consiglio, riguardo la preparazione di un corretto kefir, è quello di utilizzare contenitori sempre ben puliti e mantenere i granuli quanto più in condizione di sterilità, al fine di evitare spiacevoli contaminazioni.

 

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