Leggere il pensiero? È “possibile”!

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Siete affascinati dalla magia e ritenete che sia possibile leggere il pensiero? Ebbene, con un pò di “larga” interpretazione dei risultati di una recente ricerca tutta italiana, è possibile lecitamente affermare che – effettivamente – è possibile leggere il pensiero senza ricorrere alle presunte capacità di maghi e fattucchiere.

A sostenerlo sono i ricercatori dell’Università di Pavia e della Scuola superiore universitaria Iuss – Pavia, secondo cui misurando l’attività del cervello in persone in stato di veglia durante operazioni neurochirurgiche, sarebbe stato possibile comprendere che quando si pensa – anche senza parlare – i neuroni del linguaggio comunicano tra di loro con onde elettriche che “ricopiano” le onde sonore delle parole corrispondenti.

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Di qui, una ulteriore considerazione: sarebbe possibile leggere il pensiero misurando l’attività elettrica direttamente, senza quindi attendere l’emissione della voce dalla bocca. Più nel dettaglio, i ricercatori hanno scoperto che durante la produzione del linguaggio i neuroni che sovrintendono alle capacità linguistiche dell’essere umano, comunicano tra di loro utilizzando delle forme d’onda che contengono la copia dell’impronta acustica delle parole usate anche in assenza di emissioni sonore, rendendo così possibile – in linea di principio – la lettura del linguaggio prima che venga prodotto dalla voce.

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Le analisi condotte sui dati raccolti direttamente sul cervello dimostrerebbero – sottolineano i ricercatori – che “l’attività neuronale rispecchia l’andamento del segnale sonoro, anche in aree che non sono primariamente specializzate per la percezione uditiva”. Ancora, gli studiosi sottolineano che “questo è vero anche se le parole non vengono effettivamente pronunciate, ad esempio anche quando il paziente legge mentalmente un testo”.

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Le osservazioni dello studio spiegherebbero così tra l’altro la diffusa impressione di sentir risuonare un discorso dentro di noi quando pensiamo. “Questi risultati dimostrano la base oggettiva del fenomeno mentale del linguaggio interno. Una scoperta con molte implicazioni che riguardano le basi neurofisiologiche, la struttura e l’evoluzione del linguaggio umano, ma che apre anche una serie di ipotesi su possibili applicazioni pratiche. La capacità di leggere il linguaggio interno direttamente dall’attività cerebrale” – conclude poi lo studio – “potrebbe costituire una importante base per lo sviluppo di dispositivi protesici in grado di aiutare chi ha perso la capacità di articolare la parola in seguito a malattie del cervello”.

Dal canto nostro – al di là della logica “curiosità” relativa alla possibilità di “leggere” il pensiero, speriamo in corposi passi in avanti a scopi clinici e terapeutici.

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