Fascite plantare: sintomi, cura e cause

La fascia plantare ha il compito di sostenere il piede e ammortizzare gli shock che subisce mentre camminiamo. Invecchiando o dopo una serie di lesioni, la fascia plantare può perdere in elasticità. Ciò comporta una difficoltà del tessuto ad allungarsi come dovrebbe.

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Il tallone riesce a sopportare meglio i traumi della camminata e la fascia plantare si danneggia. Ecco che, all’altezza del tallone, si può notare un gonfiore.

Le cause della fascite plantare

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Ogni sintomo, malattia o disturbo ha la sue cause. Quelle della fascite plantare sono tante. Vediamole.

  • Esercizio fisico sbagliato. Chi esegue esercizi che stressano troppo i tessuti del tallone, possono favorire la comparsa della fascite plantare. Fanno parte di questa categoria la danza, l’aerobica e la corsa di resistenza.

  • Possono andare in contro allo stesso problema anche quelle persone che, dopo un lungo periodo di inattività, si buttano a capofitto nell’attività fisica. Senza avere il giusto allenamento e senza riscaldare il corpo, il rischio di infiammare la pianta del piede è alta.

  • In alcuni casi deriva da un problema di postura o da una forma errata del piede. Chi ha il piede piatto o al contrario, troppo arcuato, tenderà a sforzare troppo la fascia plantare.

  • Chi passa molto tempo in piedi o cammina molto, anche per delle ore, può essere soggetto alla fascite plantare.

  • Le calzature sbagliate, quelle che non fasciano bene il piede, possono dare problemi di fascite plantare. Sia la scarpa troppo larga che quella troppo stretta possono essere la causa. Le donne, che sono quelle più colpite da questo problema, aggravano la situazione portando troppo e troppo spesso i tacchi alti. Il piede si trova in una condizione di immobilità forzata e il tendine d’Achille tende ad accorciarsi, causando così problemi al tallone.

Maggiori possibilità di avere la fascite plantare

Secondo i medici le persone più a rischio sono quelle che hanno un età compresa tra i 40 e i 60 anni. Tuttavia non è da escludere che anche persone più giovani possano soffrirci. Le statistiche inoltre evidenziano il fatto che la donna tende a soffrire di più di fascite plantare rispetto all’uomo, lo stesso vale per le persone diabetiche.

Conseguenze della fascite plantareStretch

La fascite plantare fortunatamente non ha gravi ripercussioni sulla salute, ma può compromettere la qualità della vita. Se questa infiammazione non viene curata può diventare un dolore cronico. Sono i piedi che sostengono tutto il corpo e, un dolore in questa zona, può veramente rendere difficili anche le gesta più semplici come camminare. Andare a fare la spesa, andare a lavoro, o fare una semplice uscita può diventare fonte di stress.

La conseguenza è che modificherete il modo di camminare. Ecco allora che ci saranno ripercussioni anche sulla schiena e le ginocchia.

Quali sono i sintomi della fascite plantare?

Abbiamo visto le cause, le ripercussioni e alcune statistiche. Abbiamo anche capito cos’è la fascite plantare. L’unica cosa che ci manca di analizzare sono i sintomi.

Prima di proseguire però, voglio ricordarvi una cosa. Le diagnosi mediche non sono di nostra competenza. Noi diamo solo suggerimenti e cerchiamo di farlo nel modo più obbiettivo possibile. Tuttavia, solo il vostro medico di fiducia potrà valutare i sintomi che state accusando, così da trovare la causa e la patologia collegata. Evitate le auto diagnosi e rivolgetevi sempre a uno specialista.

Adesso, vediamo quali sono i sintomi della fascite plantare.

La fascite plantare si manifesta di solito con un dolore graduale, collegato appunto alla fascia plantare. Le prime fitte si avvertono quando appoggiamo il piede a terra, durante i primi momenti della giornata. Il sintomo poi sembra sparire. Con il tempo il dolore si farà più prolungato e si manifesterà anche dopo un breve periodo di inattività.  Si accusa anche una fitta al tallone, come se una puntura colpisse questa zona.

Come si cura la fascite plantare

Una volta che il medico vi avrà detto che soffrire di fascite plantare, molto probabilmente vi consiglierà di diminuire l’attività fisica o il periodo che passate in piedi. Il riposo sicuramente è uno dei fattori che contribuirà a ridurre l’infiammazione locale. Inoltre non bisogna sospendere l’attività fisica quando il dolore è già forte, ma dal momento in cui si manifestano i primi fastidi. Ignorare il dolore e assumere farmaci per mascherarlo poterà alla cronicizzazione della patologia, non permettendo un adeguato trattamento dopo. Nel caso in cui il dolore è troppo forte, il soggetto può anche ricorrere all’uso delle stampelle così da non caricare il peso del corpo sul piede dolente.

Se il problema deriva da un arco plantare troppo piatto o arcuato, il medico potrebbe invece suggerirvi di utilizzare i plantari ortopedici. Anche i tutori notturni sono molti utilizzati per chi soffre di fascite plantare. Questi, infatti, aiutano a mantenere distesi i tessuti fibrosi che formano la volta dell’arco plantare quando si è a riposo. Così facendo si evita al risveglio di sentire quel dolore acuto causato dalla contrazione notturna dell’aponeurosi. Nel caso in cui il dolore si manifesti appena svegliati, un massaggio al tallone o alla volta plantare contribuisce al alleviare il fastidio.

Se invece avete problemi di peso dovrete mettervi a dieta, seguendo ovviamente i consigli di un esperto ed evitando le diete fai-da-te.

In alcuni casi saranno utili esercizi fisici mirati, fisioterapia o altre medicine alternative che verranno valutate caso per caso con il medico. Lo stretching aiuta molto a ridurre il problema se fatto con la dovuta intensità dello sforzo. Bisogna evitare di spingere o tirare eccessivamente. Restando in tema stretching, un esercizio molto utile è quello di appoggiarsi con le mani contro la parete, distanziare i piedi a circa un metro dal muro, tendere la gamba dolorante all’indietro e porsi con il busto in avanti, fino a sentire una leggera tensione lungo i polpacci e la fascia plantare. Nel caso in cui la tensione sia veramente minima, distanziatevi ulteriormente dal muro.  Se invece il dolore è troppo intenso da sopportare, potete provare con un esercizio da sdraiati. Stendete la gamba sul letto, fate passare dietro la parte superiore del piede un asciugamano.  Tirate piano finché la fascia plantare non va in tensione. Evitate di procedere a scatti ma aumentate gradualmente il tiraggio.

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Anche il ghiaccio è particolarmente utile quando insorgono fitte dolorose e improvvise. Ad esempio, nel caso il dolore sia localizzato al tallone, si consiglia di posizionare un sacchetto con il ghiaccio o una bottiglina di acqua ghiacciata proprio sotto al tallone per circa 15 minuti, tre o quattro volte al giorno.

Trattandosi di un’infiammazione, ovviamente nel caso in cui il dolore sia molto forte, si può ricorrere all’utilizzo di antinfiammatori. Questi medicinali sono decisamente d’aiuto nel momento in cui il dolore non vi permette di poggiare il piede. Il medico può anche decidere di ricorrere al trattamento locale con cortisone, per ridurre l’infiammazione. Questa pratica funziona nel 75% dei casi circa. Non è priva però di controindicazioni, infatti, le iniezioni possono portare a un indebolimento della fascia plantare e ad atrofizzare il cuscinetto adiposo che protegge il tallone.

Alcune terapie fisiche come gli ultrasuoni, la ionoforesi, la fotoforesi, il massaggio e le onde d’urto si sono rivelate efficaci nel trattamento della fascite plantare. In particolare le onde d’urto sono il miglior trattamento, poiché aumentano la capillarizzazione locale e il metabolismo cellulare, favorendo il processo spontaneo di riparazione del tessuto legamentoso.

Se avete messo in pratica tutti i consigli sopra citati, ma il problema non si è risolto, il medico potrà decidere di ricorrere alla chirurgia. È un trattamento non privo di rischi e di solito si vaglia quest’opzione solo se dopo 8-12 mesi di terapia con farmaci antinfiammatori, plantari, esercizi di stretching, ghiaccio e riposo, i sintomi non si alleviano. È un intervento ad alto rischio di controindicazioni per via di possibili infezioni, lesioni nervose e rilascio eccessivo della fascia. Se l’operazione va a buon fine, dopo 2-3 mesi dall’intervento potrete riprendere l’attività sportiva.

Cosa offre il mercato

Come abbiamo detto, la fascite plantare è un’infiammazione. È logico quindi dedurre che per risolvere i fastidi da essa provocati bisogna adoperare un antinfiammatorio.

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