Diabete: farmaco contestato perchè potenzialmente pericoloso

farmaci diabete

Nelle ultime settimane in Italia si è riacceso il dibattito circa la pericolosità potenziale della fenformina, che da sola, o associata al cloropropamide, è utilizzata da migliaia di pazienti diabetici in tutta Italia.

Nel corso del recente congresso Easd, Salvatore Caputo, presidente di Diabete Italia onlus, ha ricordato quali siano le caratteristiche del paradosso italiano, con un farmaco intuilizzato da tempo negli Stati Uniti (poichè causa scatenante acidosi lattica), ma ancora tollerato all’interno dei nostri confini.

Si tratta di vera e propria inappropriatezza terapeutica e certamente nessun centro specialistico oggi prescrive questo farmaco e non lo fa da almeno 30 anni. Detto questo, mi chiedo perché l’Aifa, che è il nostro ente regolatore, non lo elimini dal prontuario” – ha affermato Caputo – “Non possiamo prendercela con qualche medico non aggiornato che prescrive fenformina, ma con chi non l’ha bandita finora. E anche la cloropropamide, che si usava in associazione, si sa da 15 anni che è un farmaco che provoca innalzamenti di pressione…“.

Simile opinione è stata espressa dal vicepresidente dell’Easd (cioè, l’associazione europea per lo studio del diabete), Stefano Del Prato, secondo cui non si capisce come mai “l’Aifa sia così solerte nel bloccare i nuovi farmaci per la cura del diabete, come le incretine, nonostante molti studi abbiano dimostrato la loro sicurezza d’uso e non sia altrettanto pronta a ritirare dal mercato altre medicine, oggettivamente rischiose. Non vorremmo che le attenzioni dell’ente regolatore fossero legate soltanto ai prezzi dei farmaci, tralasciando quelli a basso prezzo anche se rischiosi e in uso. L’Italia oggi è l’unico paese europeo dove la prescrizione delle incretine rimane limitata”.

Il problema fondamentale, si dirà, è che le incretine sono care, e che pertanto potrebbe esserci qualche “restrizione” nel loro utilizzo più generoso (nonostante sia assodato che contribuiscano a ridurre perfino gli effetti collaterali, come l’ipoglicemia). Eppure, puntare sulle incretine potrebbe permettere al sistema sanitario di conseguire un importante risparmio, visto e considerato che per il diabete si spendono 12 miliardi di euro ogni anno (l’11 per cento della spesa sanitario) e che il 95 per cento di tale importo è legato alla cura delle complicanze…

Lascia un commento