Cefalea a grappolo, come riconoscerla e come porvi rimedio!

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La cefalea a grappolo è un tipo di cefalea particolarmente doloroso, contraddistinto dal fatto che gli attacchi si ripetono in maniera ciclica, seguendo lo stesso schema e dando seguito ai c.d. “grappoli”, ovvero i periodi in cui gli attacchi sono frequenti e intensi, e che hanno una durata che può variare da alcune settimane ad alcuni mesi, cui fanno seguito dei periodi di remissione in cui gli attacchi di cefalea scompaiono quasi del tutto, o del tutto.

Sebbene gli schemi dei grappoli dipendano da persona a persona, si può generalmente ricordare come i periodi in cui si concentrano gli attacchi più forti compaiono una o due volte l’anno, mentre i periodi di remissione possono durare dei mesi o, in alcuni casi, alcuni anni. Ma da cosa deriva la cefalea a grappolo? E come è possibile porvi rimedio?

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Le cause della cefalea a grappolo

Le cause della cefalea a grappolo non sono note con certezza, ma si pensa comunque che il malfunzionamento dell’ipotalamo possa giocare un ruolo determinante. Gli attacchi di solito si verificano con regolarità, e il ciclo dei grappoli è stagionale.

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Tra gli altri fattori che potrebbero (non vi è infatti certezza, pertanto il condizionale è d’obbligo) essere responsabili o collegati con la cefalea a grappolo, vi sono quelli ormonali (nei pazienti che sono colpiti dal mal di testa a grappolo vi è infatti un incremento dei livelli di alcuni ormoni come la melatonina e il cortisolo) e squilibri dei neurotrasmettitori (i cambiamenti di alcuni neurotrasmettitori potrebbero infatti essere connessi alla comparsa della cefalea a grappolo).

Di contro, in opposto a quanto avviene con il tradizionale mal di testa, la cefalea a grappolo non è collegata con fattori scatenanti come l’alimentazione, gli squilibri ormonali, lo stress.

Sono infine dei fattori di rischio per la cefalea a grappolo il sesso (la cefalea di questo tipo colpisce più gli uomini che le donne), l’età (la prima comparsa della cefalea a grappolo è intorno ai trent’anni), il fumo (molti dei pazienti che soffrono di questa patologia sono fumatori), il consumo di alcol (che può scatenare un attacco se il soggetto è già a rischio) e la familiarità (se in passato un fratello o un genitore hanno sofferto di cefalea a grappolo, avrete altresì maggiori possibilità di soffrire dello stesso disturbo).

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Come riconoscere la cefalea a grappolo

La cefalea a grappolo compare all’improvviso, di norma senza alcun sintomo premonitore. Si caratterizza per un dolore molto forte nella zona degli occhi e, a volte, nella testa, nel collo e nelle spalle. Altri elementi che contraddistinguono la patologia sono l’irrequietezza, la lacrimazione copiosa, il rossore dell’occhio dal lato colpito, naso chiuso o che cola, pallore, sudorazione in viso, gonfiore intorno all’occhio del lato colpito, diminuzione del diametro della pupilla.

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Come intervenire in caso di cefalea a grappolo

Al di là delle soluzioni chirurgiche, delle quali parleremo in un altro momento, il medico – dopo la diagnosi – potrebbe prescrivere alcuni farmaci ad azione rapida come l’ossigeno da inalare per una piccola quantità di tempo. Tale terapia, sicura e poco costosa, può apportare significativi benefici già dopo soli 15 minuti. Di contro, risulta essere svantaggiosa a causa della necessità di portare con sè la bombola e la valvola. E anche se in commercio vi sono oramai delle bombole più piccole, la maggior parte dei pazienti trova tale terapia ben poco pratica.

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Un’altra terapia spesso consigliata è quella dei triptani, utilizzati di norma per curare l’emicrania, ed efficaci anche per la cefalea a grappolo. Alcuni pazienti potrebbero vedere alleviati i propri sintomi anche utilizzando lo spray nasale, ma nella maggior parte dei casi il risultato migliore lo si ottiene con un’iniezione.

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Ancora, il medico potrebbe prescrivere la diidroergotamina, un farmaco sotto forma di fiale iniettabili per endovena o spray nasale: un antidolorifico efficace per alcuni pazienti affetti da cefalea a grappolo. Possono infine essere consigliati octreotidi o anestetici locali come la lidocaina, che vengono generalmente assunti attraverso gocce nasali.

In caso di dubbi, il nostro consiglio è naturalmente quello di ricorrere alla cura del vostro medico di fiducia.

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