Cavernoma cerebrale, caratteristiche e terapie

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Il cavernoma cerebrale è una malattia ascrivibile alla categoria dei tumori benigni, localizzati nell’encefalo o, più raramente, all’interno del midollo spinale, e concretizzabile come una rete di vasi sanguigni le cui determinanti non sempre sono perfettamente conosciute. Purtroppo, molto spesso il cavernoma non è nemmeno ben individuabile con anticipo, considerato che tale tumore può essere del tutto privo di sintomi, o provocare diversi sintomi di varia entità (e spesso attribuiti erroneamente ad altre malattie), come ad esempio deficit neurologici, mal di testa, emorragie, epilessie, e così via.

Le dimensioni del cavernoma cerebrale oscillano tra pochi millimetri e 3 o 4 centimetri e, in ogni caso, sono proprie della categoria dei già ricordati tumori benigni, che a differenza di quelli maligni non diffondono le proprie cellule tumorali in altri organi o tessuti del nostro corpo, ma rimangono localizzati nella zona di riferimento, caratterizzandosi per un anomalo raggruppamento di cellule.

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A maggiore rassicurazione dei lettori, si noti anche che attualmente in medicina non sono stati riscontrate delle ipotesi in cui un cavernoma cerebrale sia poi divenuto un tumore cerebrale maligno. Naturalmente, quanto sopra non deve essere eccessivamente inteso come sintomo di insufficiente attenzione nei suoi confronti, visto e considerato che comunque gli angiomi cerebrali potrebbero generare dei problemi abbondanti, e comunque tali da poter pregiudicare la qualità della vita di una persona affetta.

Perché nasce il cavernoma cerebrale?

Stando a quanto suggeriscono alcune recenti ricerche, il cavernoma cerebrale sorgerebbe con la stessa influenza e diffusione in tutte le aree del mondo, colpendo in maniera indistinta qualsiasi razza. Purtroppo per il fronteggiamento adeguato della malattia, non sono attualmente ben note tutte le cause che sono alla base di tali formazioni, tanto che non raramente si ascrive a ipotesi sconosciute la formazione di questi angiomi. Può tuttavia essere ipotizzabile la possibilità di associare la formazione degli angiomi a una specifica predisposizione familiare o a un potenziale precedente trattamento di natura radioterapica.

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Con specifico riferimento alla prima ipotesi di correlazione, alcuni studi scientifici hanno sottolineato come un numero (pur ridotto) di pazienti che erano stati affetti da un cavernoma cerebrale, aveva poi almeno un familiare con lo stesso tumore benigno. Proprio sulla base di tale evidenza, alcuni medici hanno ipotizzato che potesse esserci una sorta di rapporto familiare e genetico, e che pertanto la presenza di angiomi cerebrali fosse poi da ascrivere a fattori genetici che possono essere trasmessi di generazione in generazione.

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Sul fronte della seconda ipotesi, invece, alcuni altri studi hanno individuato che alcune persone malate, sottoposte a radioterapie in passato, avevano poi maturato un cavernoma cerebrale. Tuttavia, tali studi non costituiscono una base scientifica eccessivamente solida, visto e considerato che non è stato possibile scoprire se il cervello – prima della radioterapia – fosse già affetto da una simile malattia.

Come rendersi conto del cavernoma cerebrale?

Come già anticipato, non si può diagnosticare il cavernoma cerebrale se non attraverso delle specifiche analisi di laboratorio. Di fatti, la maggior parte dei soggetti che sono affetti da tale tumore benigno non accusano alcun sintomo (si parla in questi casi di “cavernoma cerebrale asintomatico”).

Tuttavia, vi sono anche numerosi casi in cui effettivamente il cavernoma cerebrale “si fa sentire” (si parla in questi casi di “cavernoma cerebrale sintomatico”). I sinotmi possono dunque essere relativi a attacchi di epilessia, deficit neurologici progressivi o transienti, o ancora disturbi alla vista, tali da consentire una visione doppia o una visione offuscata.

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Tra gli altri sintomi più ricorrenti nelle ipotesi di cavernoma cerebrale sintomatico, ricordiamo diffusi problemi di equilibrio e di instabilità, di percezione sensoriale, senso di intorpidimento legato a varie parti del corpo, debolezza, paralisi di parte del corpo (la cui area dipende in termini di ampiezza), difficoltà nell’esprimersi correttamente con il proprio linguaggio verbale, ictus emorragico, mal di testa, nausea, perdita di conoscenza.

Prima di concludere il presente approfondimento, giova ricordare come – nonostante la sua caratteristica di tumore benigno – il cavernoma cerebrale non vada comunque mai sottovalutato, e anche se si tratta di cavernoma cerebrale asintomatico. Sono infatti stati riscontrati diversi casi in cui un cavernoma cerebrale asintomatico è divenuto cavernoma cerebrale sintomatico.

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Anche alla luce di quanto sopra, è bene parlare con il proprio medico di fiducia delle ipotesi di intervento terapeutico al fine di arginare i possibili problemi derivanti dalla nascita del cavernoma cerebrale. Una volta diagnosticato il problema, il medico e lo specialista saranno senza dubbio in grado di supportarvi nell’individuazione della migliore terapia utile per poter risolvere definitivamente qualsiasi pregiudizio legato a tale tumore benigno.

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