Anti-infiammatori e tachipirina. Fanno male alla salute?

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Ma se è vero che gli antibiotici usati in eccesso fanno male, siamo sicuri che non si verifichi la stessa cosa con gli anti-infiammatori e anche la tanto innocua tachipirina? 

Gli anti-infiammatori non steroidei (FANS) sono una delle cause più comuni di segnalazioni di reazioni avverse gravi ai farmaci che coinvolgono il tratto gastrointestinale superiore (GIT), il sistema cardiovascolare e i reni. Questa notizia sicuramente non piacerà a tutte le mamme che ricorrono a tali farmaci per alleviare i fastidi dei loro piccoli. Ma occorre capire che si tratta di medicine, al pari degli antibiotici. E che possono avere degli effetti collaterali negativi, ragion per cui vanno usati con parsimonia.

Tra gli studiosi a richiamare l’attenzione sugli effetti avversi dei FANS, con buona ragione, sono stati gli americani, con uno studio che ha messo in rilievo la correlazione tra gli antiinfiammatori non steroidei e il cancro del collo dell’utero, la frequenza di asma e di melanomi maligni. Essi hanno sottolineato che l’uso frequente di FANS aumenta, inoltre, il rischio di pressione alta, insufficienza cardiaca cronica e di sofferenze cardiovascolari (con alcuni FANS).

Ma non solo i FANS, come i farmaci contenenti aspirina, ibuprofene, indometacina, diclofenac, COX-2 inibitori, a sollevare preoccupazioni per quanto riguarda gli effetti collaterali frequenti e significativi, ma anche alcune sostanze come l’acetaminofene desta preoccupazioni. Di fatti, il National Kidney e il reparto di urologia del Diseases Information Clearinghouse, hanno pubblicato sul loro sito web gli effetti negativi legati al paracetamolo in un post dal titolo: “Malattie renali da paracetamolo e FANS”.

In questo post si legge di una forma di danno renale, chiamata nefropatia da analgesici o da paracetamolo, che può derivare dall’assunzione di antidolorifici ogni giorno per diversi anni. La nefropatia analgesica è una malattia renale cronica che porta gradualmente a insufficienza renale, dialisi o a trapianto di rene per ripristinare la funzione renale.

Conclusioni

Non è realistico dire che occorre eliminare tutti i farmaci anti-infiammatori dal mercato e dalle nostre vite a causa del rischio di gravi effetti collaterali. In alcuni casi, questi farmaci sono dei veri e propri salva-vita (ad esempio, nelle riacutizzazioni gravi di lupus e di altre malattie autoimmuni), e hanno dimostrato di migliorare la gestione delle diverse condizioni infiammatorie e la qualità della vita generale di alcuni pazienti con diversi disagi.

Il vero problema è legato al fatto che non si riesce a capire che si tratta di medicine da usare solo e sempre al momento del bisogno.

E anche se si tratta di farmaci da banco che possono facilmente essere acquistati nelle farmacie e/o parafarmacie senza prescrizione medica, hanno comunque degli effetti seri sull’organismo.

Utili se usati in maniera corretta, dannosi se usati con sconsideratezza.

Insomma, occorre cambiare stile di vita e modo di affrontare le malattie. Ad esempio, lo sapevate che esiste una branca della medicina che piuttosto che consigliare dei farmaci promuove l’insegnamento di una corretta dieta anti-infiammatoria e l’utilizzo di integratori naturali dalle proprietà simili ai FANS e agli analgesici per aiutare i soggetti a gestire eventuali problemi di salute?

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