Ansia: capire il disturbo e combatterlo

L’ansia è un disturbo emotivo che affligge sempre più persone

Definiamo ansia quell’emozione caratterizzata da una sensazione generale di tensione, minaccia, preoccupazione e cambiamenti fisici, che causano l’aumento della pressione sanguigna. Solitamente i soggetti che soffrono del disturbo d’ansia, hanno pensieri ricorrenti e preoccupazioni che non riescono però a gestire bene.

Termine ansia: cosa vuol dire?

Il termine ansia deriva dal latino “stringere”, una sensazione che descrive bene come ci si sente durante lo stato ansioso quando si verifica un senso di costrizione al petto, oltre ad imbarazzo e incertezza sul futuro. Questo stato emotivo è caratterizzato da paura e preoccupazione non connesse però apparentemente con alcun stimolo specifico, a differenza della paura che presuppone il verificarsi di un vero pericolo.

Prima dei latini, i greci chiamavano l’ansia melanconia, e pensavano derivasse da troppa bile nera presente nell’organismo. Secondo due filosofi, Ippocrate che sosteneva questa idea e Aristotele che l’accertò, il rimedio per curarla era il vino.

ansia sintomi

Bisogna attendere il Medioevo, per capire che l’ansia era una malattia più che mentale, una malattia dello spirito, alla quale solo la religione riusciva a porre rimedio tramite la redenzione dei peccati.

Con l’arrivo dell’Illuminismo, la ricerca medico-biologica si sviluppò, trovando come rimedio dell’ansia decotti, salassi, uso di oppio e pietre preziose.

Solo dall’800 in poi, l’ansia venne concepita come una malattia mentale da curare con i farmaci e con la psicoterapia, da intendersi però solo come una terapia dell’anima.

Capire se si tratta di ansia o paura

Come dicevamo prima, l’ansia è differente dalla paura, poiché quest’ultima è una reazione funzionale dell’organismo nell’affrontare un pericolo immediato. L’ansia invece ha come obiettivo quello di affrontare una preoccupazione sulla verificabilità di un evento possibile futuro. Gli psicologi per fare capire bene la differenza tra le due reazioni, sottolineano il contrasto tra immediatezza (tipico della paura) e previsione (ansia). Prima di continuare a far chiarezza, specifichiamo che entrambe non sono necessariamente una reazione negativa del corpo, anzi al contrario hanno un ruolo adattivo.

Ad esempio la paura spesso ci salva la vita, tramite una risposta, ovvero l’attacco o la fuga, che il cervello mette in atto quando ci si trova ad affrontare una minaccia, o a fuggire da essa.  Per questo motivo nelle giuste condizioni, la paura è una salva vita, una reazione necessaria per il corpo. L’ansia invece aiuta ad individuare minacce future, al fine di prevenirci contro di esse, così da evitare la tanto temuta situazione. Secondo la legge di Yerkes e Dodson (1908), il giusto grado di ansia ci permette di essere più performanti a differenza di quando siamo tranquilli.

ansia e paure

Purtroppo però, così come accade per gli animali, anche negli uomini, l’ansia si presenta con aspetti utili e altri inutili.

Quando l’ansia diventa patologica

Può capitare a tutti di vivere un periodo particolarmente ansioso. Secondo le indicazioni presenti nel  Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (quinta edizione; DSM–5; American Psychiatric Association, 2013), i disturbi d’ansia si differenziano dalla normale paura o ansie evolute, poiché sono persistenti, con una durata tipica di sei o più mesi, ed eccessive.

Molti di questi disturbi si sviluppano già in età infantile, e tendono a persistere per il resto della vita quando non curati. Secondo diverse ricerche effettuate, si tratta di una condizione più diffusa nelle donne, con un rapporto di 2:1 rispetto ai maschi.

ansia e sonno

Secondo il DSM-5, ogni disturbo d’ansia è definito tale solo quando i sintomi non sono attribuibili agli effetti fisiologici di una sostanza o farmaco, o ad una qualsiasi condizione medica, o ad disturbo mentale.  Il DSM-5 categorizza così i disturbi:

  • Mutismo selettivo (tra 0,03 – 1%)
  • Fobia specifica (USA: 7 – 9% ; Europa: intorno al 6%; paesi asiatici, africani e latinoamericani: 2 – 4%)
  • Disturbo d’ansia sociale (fobia sociale) (USA: 7%; Europa: 2,3%)
  • Disturbo di Panico (USA e alcuni paesi europei: 2.3%; paesi asiatici, africani e latinoamericani: 0,1 – 0,8%)
  • Agorafobia (1,7%)
  • Disturbo d’ansia generalizzata (USA: 2,9%, altri paesi: 0,4 – 3,6%)
  • Disturbo d’ansia indotto da sostanze/farmaci (0,002%)
  • Disturbo d’ansia dovuto a un’altra condizione medica
  • Disturbo d’ansia con altra specificazione
  • Disturbo d’ansia senza specificazione
  • Disturbo d’ansia di separazione (bambini: 4%; adolescenti: 1,6%)

Ansia: i sintomi

L’ansia persistente, o l’attacco d’ansia, si manifesta solitamente con:

  • Aumento del battito cardiaco
  • Aumento della concentrazione al fine di affrontare la situazione o minaccia
  • Attacco/fuga

I soggetti ansiosi conoscono molto bene questo meccanismo. I sintomi possono peggiorare quando il problema si aggrava e si manifesta con il Disturbo di Panico che comprende: batticuore, cardiopalmo o tachicardia, aumento della sudorazione, tremori fini o a grandi scosse, dispnea o sensazione di soffocamento, sensazione di soffocamento, dolore o fastidio al petto, nausea o disturbi addominali, sensazioni di vertigine, d’instabilità, di “testa leggera” o di svenimento, brividi o vampate di calore, parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio), derealizzazione (sensazione d’irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da se stessi), paura di perdere il controllo o impazzire, e nei casi gravi, paura di morire.

I sintomi appena elencati rientrano nei criteri diagnostici del DSM-5. Non è importante che si presentino tutti insieme. Infatti, in alcuni soggetti si manifestano solo 1-2 sintomi, non sempre gli stessi, che variano d’intensità a secondo della minaccia.  Parliamo di attacco di panico, quando i sintomi raggiungono il picco in pochi minuti, e si presentano quattro o più sintomi insieme.

L’ansia generalizzata

Il Disturbo d’Ansia generalizzato, viene definito tale quando il soggetto presenta ansia e preoccupazione eccessiva quasi tutti i gironi per almeno sei mesi, in relazione al verificarsi di eventi quotidiani.  L’ansia in tal caso è smisurata in:

  • Intensità
  • Durata
  • Frequenza

Solitamente si associa l’ansia a irrequietezza, stanchezza, difficoltà a concentrarsi o vuoti di memoria, irritabilità, tensione muscolare e alterazioni del sonno (difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno, o sonno irrequieto e insoddisfacente). Ciò che permette di tracciare una border line tra il patologico e il non patologico, è la dimensione dell’eccessiva preoccupazione, e il conseguente impatto negativo che ha sulla vita. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il 5% della popolazione mondiale, in particolare le donne, soffre di disturbo d’ansia generalizzato.

L’ansia sociale

Il Disturbo d’Ansia Sociale, si caratterizza da paura o ansia quando si verificano situazioni sociali in cui il soggetto è esposto o è sotto esame da pare degli altri. Ad esempio durante una conversazione, quando s’incontrano persone sconosciute, quando si mangia o si beve in compagnia e quando si parla in pubblico, affrontando per esempio un discorso.

ansia causeIl soggetto in tal caso ha paura di essere giudicato in maniera negativa, nel caso in cui uno dei sintomi dell’ansia dovesse essere evidente, causandogli un conseguente imbarazzo, umiliazione e rifiuto nei confronti della società. Per effettuare tale diagnosi, l’ansia sociale deve durare più di sei mesi e deve essere sproporzionata rispetto alla situazione.

Ansia confusa con altre patologie

Come dicevamo prima, affinché si effettui una diagnosi corretta, bisogna escludere la possibilità che si stiano analizzando i sintomi di altre malattie. Le malattie più frequenti con cui si confonde l’ansia sono:

  • Depressione
  • Disturbi bipolari
  • ADHD
  • Patologie respiratorie
  • Patologie cardiache
  • Patologie gastrointestinali
  • Artrite
  • Ipertensione

Trattamento dell’ansia

Lo scopo della psicoterapia cognitivo-comportamentale per il trattamento dell’ansia ha come obiettivo quello di ridurre o eliminare i sintomi, ed in seguito far si che il soggetto si adatti all’ambiente tramite l’utilizzo di tecniche comportamentali e tecniche di ristrutturazione cognitiva.  Negli ultimi anni si è visto l’utilizzo di due tipi di terapie per combattere l’ansia, quella metacognitiva e la cognitiva standard.ansia

La terapia metacognitiva si focalizza sui fattori che scatenano lo stato d’ansia e lo sviluppo dello stesso, come le credenze negative nei confronti della pericolosità.

La terapia cognitivo standard invece interviene sulla diminuzione dell’ansia e del rimugino, al fine che i pazienti aumentino la capacità di tollerare, affrontare e accettare ciò che può accadere, causato dall’incertezza della quotidianità.

Oltre alle terapie cognitivo comportamentali, l’ansia può essere combattuta anche tramite l’utilizzo di alcuni integratori di origine naturale, lasciando da parte i farmaci.

Ad esempio l’iperico o erba di San Giovanni, è ottima per combattere gli stati depressivi. Viene utilizzata già da migliaia di anni per lenire questo disturbo talvolta anche invalidante.  Oggi è uno dei rimedi più diffusi in ambito fitoterapico.

Anche la Griffonia viene utilizzata per lo stesso scopo. La Griffonia simplicifolia è una pianta di origine africana ricca di L-5-http, un precursore della serotonina, il famoso ormone del buono umore.  Questa pianta poco conosciuta in Italia stimola la produzione della serotonina, al fine di ridurre gli stati ansiosi.

Restando sempre nel settore “naturale”, gli Omega 3 sono un valido auto ai soggetti che soffrono del Disturbo d’Ansia.  L’EPA in particolare, l’acido eicoisapentenoico è in grado di contrastare la produzione di AA, l’acido arachidonico, il quale secondo diversi studi, si presenta in quantità maggiori quando si soffre di depressione o ansia.

Lascia un commento