Amniocentesi: quando farla, come si esegue e i rischi

Amniocentesi

In questo caso è importante in quanto è in grado  di verificare  lo stato di salute del feto e quindi di rendersi  conto di quelle che potrebbero essere le malformazioni possibili delle gravidanze in età avanzata.
L’amniocentesi consiste nel prelievo attraversando l’addome della gestante e il sacco amniotico, di una piccola quantità dei liquido che circonda il feto nella cavità uterina, il liquido amniotico. In genere l’esame può essere effettuato in periodi diversi e quindi essere precoce se viene eseguito tra la 16esima e 18esima settimana di gravidanza, e tardivo se viene eseguito  dopo la 20esima settimana.

Si tratta comunque di una indagine insostituibile per determinate gravidanze a rischio e consente di individuare precocemente l’eventuale presenza di anomalie fetali quali la sindrome di Down, o anomalie cromosomiche, o ancora disturbi legati al sesso del feto quali l’emofilia, o alcune particolari anomalie metaboliche in particolare la Tay-Sachs o, infine, anomalie che interessano lo sviluppo quali la Spina Bifida.

L’esame  si effettua dopo una ecografia che è necessario fare  per controllare l’età e la posizione del feto, la sede della  placenta ed la quantità di liquido amniotico presente.

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Dopo questo indispensabile esame preliminare si sottopone la futura mamma al prelievo del liquido amniotico in condizione di vescica completamente vuota e sotto guida ecografica inserendo, facendo la massima attenzione a non danneggiare né il feto né  la placenta, un ago di 15 cm con punta molto affilata nel sacco amniotico e si prelevano, con l’aiuto di una siringa, circa 20 ml di liquido che verrà usato per l’analisi biochimica.
L’esame dura circa una ventina di minuti e viene effettuato senza dover fare ricorso ad anestesia tranne nei casi di un eccessivi stato di tensione da parte della paziente. Dopo l’esame, si applica una medicazione leggera e la paziente può tornare regolarmente a casa avendo cura di osservare, a scopo precauzionale, un periodo di riposo di 24-48 ore.

Esistono  dei rischi per questo esame e infatti viene prescritto solo in determinate situazioni,  ma comunque le complicanze sono rare e la loro tipologie è legata al periodo nel quale è stato fatto l’esame.

In caso di amniocentesi precoce si potrebbe andare incontro al rischio di un aborto mentre in caso di amniocentesi  tardiva si potrebbero verificare casi di parti prematuri. Va comunque detto che tali ipotesi sono piuttosto remote.
L’amniocentesi è particolarmente indicata nei casi di gravidanza dopo i 35 anni di età in quanto i rischi di malformazioni sono più elevati.

L’amniocentesi può fornire molte informazioni  utili sulle  possibili anomalie di tipo cromosomico o ereditario cui può andare incontro il feto e uno dei test più importanti e quello dell’esame delle cellule sospese nel liquido amniotico.
Da questo esame è possibile risalire al gruppo sanguigno e valutare la struttura del per rilevare eventuali anomalie metaboliche ereditarie. Da questo esame è possibile diagnosticare in anticipo una anomalia purtroppo molto diffusa. La sindrome di Down.
Va ricordato inoltre che un  esito negativo dell’amniocentesi precoce, ovvero un esito che  evidenzia una grave malformazione,  consente di poter  fare ricorso per tempo  all’aborto terapeutico.

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