Acido lattico, perchè lo avvertiamo quando siamo affaticati?

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L’acido lattico è un prodotto del nostro metabolismo anaerobico, e rappresenta un composto tossico per le cellule, il cui accumulo nel sangue è correlato generalmente alla comparsa di una fatica muscolare particolarmente estesa.

Ad ogni modo, è bene intendere che in realtà l’acido lattico è sempre presente all’interno del nostro organismo, visto e considerato che i globuli rossi che sono presenti nel sangue lo formano continuamente, e non solo in condizioni di intensità di esercizio (bensì, anche a riposo). In condizioni di ordinarietà, un uomo adulto può ad esempio produrre circa 120 grammi di acido lattico al giorno (40 dei quali prodotti dai tessuti che hanno un metabolismo anaerobico).

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Trattandosi di un elemento tossico, il corpo umano ha naturalmente alcuni sistemi di difesa per potersi proteggere dall’acido, riconvertendolo in glucosio grazie alle attività del fegato o, nel cuore, convertendolo in energia. Pertanto, nonostante la definizione di “acido” e di elemento “tossico”, guai a pensare che l’acido lattico possa in realtà essere un “materiale di scarto”, visto e considerato che viene reimmesso all’interno del ciclo di utilità del nostro organismo attraverso una serie di processi enzimatici.

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Ma perchè avvertiamo il tradizionale dolore quando siamo particolarmente affaticati e, magari, poco allenati? La ragione è abbastanza semplice: quando il lavoro muscolare è abbastanza importante, il metabolismo aerobico non è più in grado di soddisfare le incrementate richieste energetiche, e viene dunque attivata una via accessoria per la produzione di ATP attraverso il meccanismo anaerobico lattacido. Il fenomeno, anche se in parte sopperisce alla carenza di ossigeno, può contribuire all’incremento della quota di acido lattico che viene prodotta, e che a sua volta eccede le capacità di neutralizzazione da parte dell’organismo. Pertanto, il risultato del processo suddetto non può che essere un incremento piuttosto vistoso della quota di lattato presente nel sangue.

Quantitativamente parlando, la concentrazione ematica di lattato nel sangue – che normalmente è di 1-2 mmol/L a riposo, durante uno sforzo fisico può raggiungere e superare le 20 mmol/L. La Soglia anerobica viene invece fatta coincidere con il valore di frequenza cardiaca, per cui nel corso di un esercizio incrementale tocca la quota di concentrazione di 4 mmol/L.

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Ma in che modo poter aumentare la tolleranza all’acido lattico ed evitare dunque tutti i pregiudizi conseguenti? La soluzione è abbastanza semplice: l’allenamento! Allenando adeguatamente i muscoli si può infatti far abituare il corpo a lavorare in condizioni di forte acidità. Si tenga infine conto che l’acido lattico viene normalmente smaltito in sole 2 o 3 ore, e la sua quantità è in grado di dimezzarsi ogni 15-30 minuti a seconda dell’allenamento e della quantità di acido lattico prodotto.

Ebbene, se siete arrivati fin qui, vi meritate una smentita. Non è l’acido lattico – nonostante quanto si possa pensare – il responsabile dei dolori muscolari! Quando ci alleniamo pesantemente, e il giorno successivo avvertiamo dolori, la responsabilità non è dell’acido oggi oggetto del nostro protagonista, bensì delle microlacerazioni muscolari che originano processi infiammatori, e dell’incremento delle attività ematiche e linfatiche che aumentano la sensibilità nelle zone muscolari maggiormente sollecitate.

Dunque, per quanto l’acido lattico sia una situazione coincidente con ciò che si può vivere dopo un forte allenamento che ha messo a dura prova il nostro fisico, non è certamente l’acido lattico l’elemento cui si può indirizzare la colpa dei dolori muscolari avvertiti il giorno seguente quando, magari al termine di una partita di calcetto particolarmente estenuante, effettuata a grande distanza dagli ultimi sforzi fisici, facciamo fatica a muovere agevolmente le gambe!

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